Dieci anni di speranze, sogni, pensieri e rabbia

con Nessun commento

E così son 10. Il 10 settembre Centostorie ha festeggiato 10 anni di vita. E noi che ragioniamo per logiche decimali quel 10 deve poter dire qualcosa.
E così in un’ansia da resa dei conti, ti metti a ripensare a quando hai aperto. Ma quanto eri giovane? Ma quanto buon senso c’era o non c’era in te? E quanta speranza, sogni, pensieri e rabbia hai messo in questo progetto?
Così ti sorprende tutto come un vento fresco: la contentezza di quei giorni, i timori e una sana folle passione ti riassale.

Ci ho messo la speranza. Quella di darmi un futuro diverso, rispetto al quello dal lavoro inutile che facevo 10 anni fa, tanto lontano dalle prospettive decantate durante gli anni dell’università.
La speranza era di dare un futuro diverso al quartiere che non conoscevo, ma che già amavo, ai bambini che quel quartiere lo popolano e ai miei di bambini che sarebbero venuti e che avrebbero avuto una prospettiva diversa sulle scelte che ciascuno di noi fa da grandi.

Poi ci ho messo i sogni anche. Il sogno di realizzarmi come persona, di sentirmi completa e felice a tratti. Di sapere che è un sogno fare il lavoro che ti piace. Ma capire a suon di sbagli che è un lavoro vero realizzare un sogno.
Così ci ho messo pensieri. Tanto lontani dai sogni. Ci ho messo concretezza, idee, pratica ed esperienza. Perchè è bello realizzare un progetto, ma cosa ben più ardua è tenerlo in piedi, farlo camminare con gambe sue. Tentare, riprovare, tentare, riprovare. E fallire anche, come falliscono tutti, senza che questo rappresenti un tabù. Provare e capire che non va e riprovare da capo, senza demordere ancora, o demordere un po’. Giusto lo spazio mentale e fisco per piangersi un po’ addosso, maledire i tuoi sogni, sentire nuovamente la forza nelle gambe e nel pensiero e ripartire da capo.

Ci ho messo il pensiero di quelli che lungo la strada mi hanno detto bello si però io non partecipo, quelli che mi hanno detto bello si, ma poi se ne sono andati. Ma sopratutto ci metto l’amore più lucido di quelli che sono rimasti, che mi hanno portato a fare una passeggiata quando i conti non tornavano e mi hanno detto semplicemente torneranno, non ti fermare, perchè torneranno. Mi hanno sussurato di notte o di giorno, davanti ad un caffè o fissi negli occhi il fatidico andrà tutto bene,che a volte i pensieri hanno solo bisogno di un sussurro per rimettiersi in cammino, togliersi la polvere di dosso e ricominciare.

Ci ho messo la rabbia. Quella rabbia sana di chi si dice neanche morta mollo, sto qui in piedi, venitemi pure addosso. Per tutti quelli che il mio progetto è troppo culturale eormaichileggeinitalia e per tutti quelli che il mio progetto è troppo poco culturale micaseiunalibreriatu. Ebbene dopo dieci anni sono ancora qui, in piedi controvento, a combattere per quella ragazza di 27 anni che pensava di far cosa rivoluzionaria annaffiando un sogno e una speranza,un pensiero, un amore e una rabbia. Allora la rabbia si trasforma in forza e la forza in cammino, un piede avanti all’altro e un libro dopo l’altro.

Ci ho messo questo tempo. Perchè neanche un sogno si costruisce in un giorno. E allora gli anni si accumulano in ricordi, visi noti e meno noti, strette di mano, parole di troppo, bestiali perdite di tempo, scatoloni di libri, espositori folli, fatture di pagamento, oddioilcommercialista-labanca-ilcommercialista, i litigi con il gruppo di lavoro, gli abbracci con il gruppo di lavoro, fiumi e fiumi di parole spese a costruire, lacrime di gioia, lacrime di orgoglio e lacrime e basta, risate sui bambini matti, risate con i bambini matti, i figli che con orgoglio dicono “mamma fa la libraia” e tu che non ti senti mai all’altezza, feste di compleanno, il lavoro di domenica, i clienti belli e quelli brutti, restare un minuto tu e la tua libreria e avere la sensazione che sia essere vivo e pulsante.

E su di tutto ci ho messo i libri: libri preferiti, libri che pensi ma perchè hanno pubblicato questa cosa?, libri libri libri e basta. Certi che passano nel momento stesso in cui li hai venduti, altri che ti restano dentro e pensi a come la tua vita è diversa adesso che sai che quel libro esiste. Quelli che ti guardi con i bambini mentre lo leggi assieme in libreria e siete tutti una cosa sola per un secondo. Tutti nella stretta storia a combattere per la nostra vita, per le nostre speranze, per i nostri sogni, per i nostri pensieri, per la nostra rabbia, per il nostro tempo. A combattere per noi.


PS. Sabato 8 ottobre festeggeremo il nostro compleanno e scatteremo nuove foto. Ci venite?