Cose che mi piacciono dell’esser libraia (e non è l’odore dei libri)

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Franco Matticchio

Solitamente quando dico che faccio la libraia per bambini da oltre dieci anni il mio interlocutore stupisce.

Stupisce per due fondamentali ragioni: la prima è che lo faccio da dieci anni (ancora sei aperta? Ebbene si) e la seconda è che viene considerato un bellissimo mestiere (ah beh allora se sei ancora aperta, allora bel lavoro).

Effettivamente è un bellissimo complicato mestiere. E se penso alle cose che mi piacciono, e vi eviterò di inserire l’odore dei libri, metterei queste cose:

1) Fare il mio mestiere. Fare proprio la libraia. Perché chi fa il libraio sa perfettamente che gran parte del tempo non fa assolutamente il libraio. Compila corrispettivi, fa ordini, litiga con i fornitori, fa pace con i fornitori, sistema i libri. Ogni tanto riesce a consigliare un buon libro. Bei momenti.

2) Sconfiggere stereotipi. So che molti di quelli che non mi conoscono pensano che io non mi meriti questo mestiere e molti di quelli che mi conoscono difficilmente mi inquadrano in questo mestiere. Eppure. Tuttavia. Bello sconfiggere gli stereotipi. A partire da noi stessi. Sono quello che voglio essere. E faccio ciò che mi piace. Ma anche sconfiggere gli stereotipi sui bambini è divertente. Sia i miei stessi che quelli dei miei clienti grandicelli. Non solo quelli più banali delle principesse rose e dei cavalieri blu. Ma anche quelli sui bambini capaci a 6 mesi di costruire ponti levatoi e piramidi d’Egitto (la storica frase “il bambino è davvero molto precoceeeee”) e che poi in fondo gli piacerebbe rotolarsi nel fango o quelli che entrano sospettosi ed escono con tomi di libri e l’entusiasmo tipico dei bambini.

3) Il gdpr. Come saprete il 25 maggio è entrato in vigore il nuovo regolamento in materia di trattamento dei dati personali. No certamente non mi piace. Ma il clima da fine del mondo che si è creato nel nostro gruppo Cleio, è incredibile. E’ tutto un dove? Come? Ma davvero? Miodiooomoriremotutti. Condividere l’esperienza della libraio tuttofare è pazzesco e a tratti esilarante. Ciò che si chiede alla piccola impresa oggi è soprattutto di adeguarsi. Il come è materia tua. Il quando trovare tempo e competenze per farlo è materia tua. Condividere, ecco cosa mi piace. Non il gdpr.

4) I non lettori. Gli ultimi dati pubblicati ci raccontano una realtà di forte cambiamento in Italia. Ai bambini piace leggere. Anche molto. Questo ha il sapore di una rivoluzione culturale. Non imminente però, perché molti ancora non leggono. Ma io credo che la rivoluzione parta soprattutto dalle realtà di quartiere. Avere una libreria a portata di mano, convince anche i più riottosi in qualche modo ad entrare. La sfida per noi librai non è avvicinare i lettori. I lettori ci cercheranno. Ma proporre attività, eventi, “scuse” che in modo indiretto avvicinino i non lettori. La vera sfida per noi librai sono coloro che non si interessano a noi.

5) La vita del libraio è fatta molto di narrazione. La narrazione delle storie che trovano una casa in libreria. Ma trova casa qui soprattutto la ri-narrazione. La reiterazione, il ripetere, il rinnovare. I bambini a differenza degli adulti spendono molto tempo nel vedere e ascoltare, ma mi pare che ne spendano ancora di più riascoltare, rivedere, riannodare i fili della storia per accertarsene. Se ne vanno in giro per il mondo con un bagaglio di storie conquistate. Ma mai definitivamente.

Franco Matticchio
6) Alcuni autori, editori, illustratori, librai. Alcuni non tutti. Ma c’è una reciprocità in questo.

7) La sorpresa, la scoperta e l’attesa: dei libri che arrivano, dei libri che ci piacciono, dei clienti che vengono a trovarci. La sorpresa, la scoperta e l’attesa di tutto tranne quando sono comunicazioni dell’agenzia dell’entrate.

8) Il gruppo di lavoro. In particolare il consorte della libraia. Figura mitologica metà uomo metà santo.

9) Il gruppo di lavoro 2. Tentiamo pindarici voli di aggregazione concettuale di libri e poi dimentichiamo dove li abbiamo sistemati. Mettiamo tutti lì i libri senza parole. E dopo due minuti chiedere all’altra “ma dove sono i libri senza parole? Chi ha messo qui i senza parole?”

10) Progettare follemente. A volte facciamo gruppi di lavoro con cose che vorremmo fare. Viaggi premio alle mamme a cui vogliamo bene (non vi illudete, eh), montare una scala antincendio esterna così i bambini psicomotricizzano mentre leggono, corso di tango per nonni. Il bello del nostro lavoro, ma di un lavoro tuo in generale è che le idee non costano nulla. Dirci fra di noi quante cose folli faremmo in questi 70m2 aiuta lo spirito e ci diverte allo sfinimento.

Franco Matticchio