Vivere pericolosamente, ovvero aprire una libreria

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Abbiamo tutti ben presente il concetto di vivere pericolosamente. Il nostro immaginario collettivo mischia un po’ Vasco Rossi seduto al Roxy Bar con Point Break e con un finale aperto tipo I soliti sospetti.
Certo uno non associa vivere sul filo del rasoio ad un occhialuto libraio. Eppure.
Eppure anche se la mia attività commerciale (perchè tale è, anche se ammantata dal velo romantico e poco pratico del vender letteratura) sta in piedi da quasi 11 anni, a volte il brivido del lancio con il paracadute si impossessa di me.
Ecco il mio decalogo personale di terrori da brivido.

1.

Il 16 del mese. Di un qualunque mese, di un qualunque anno, in qualunque condizione atmosferica e in ogni latitudine, le librerie come molte aziende aprono l’f24 (per chi non lo sapesse è un terribile foglio con codicilli di tasse da versare) e mentre un lungo e pericoloso dolore al braccio (che finge di essere un po’ infarto un po’ gomito del tennista, un po’ ansia di morire un po’ la sensazione di morire davvero) le percorre, tremolanti aprono il banking on line e si aggingono a controllare il conto bancario per versare, versare, versare. Al grido di Dory “Zitto e nuota, zitto e nuota” i librai chiudono gli occhi e premeno il tasto invio.

2.

Il commercialista. Non è molto diverso dal punto numero 1. Ma il commercialista riesce a terrorizzarti in maniera più vasta e indiscriminata. Ho sbagliato le fatture, ho sbagliato i versamenti, i conti non tornano. E’ una sorta di Armageddon, di giorno dell’Apocalisse, quando ti chiama e ti chiede, ti domanda, ti suggerisce. E’ quel genere di telefonate, tipo The Call, che non vorresti mai mai ricevere il venerdì pomeriggio, dovendo poi ammortizzare le ansie in tutto il fine settimana.
La regola è: se proprio devi chiamami di lunedì e facciamola finita.

3.

Le vacanze, i ponti, le giornate di sole. Perchè diciamocelo, mentre voi partite noi restiamo ad attendervi. Aprile con tutti questi ponti è il mese peggiore della terra. Infido e meschino, ti lascia a riposo, con le doverose ansie da mancato incasso. Per cortesia, pioggia come ai tempi di Noè e tutti a distrugger ponti.

4.

Le conoscenze che propongono laboratori e letture e corsi e aggiornamenti e formazioni e libri e presentazioni e letture (l’ho già scritto?). Va bene. Le posso gestire. Ho messo in programma di leggere le vostre proposte fra le due e le tre del mattino dell’anno 2020. Vi risponderemo a breve, non vi arrabbiate.

5.

Le madri isteriche. E va bene, son tutte belle le mamme del mondo, ma alcune no. Veramente no. Tremendamente no.

6.

Lo sconto alla cassa. E’ da scontare questo libro? Che me lo fa uno sconticino? Prevedete sconti? Allora facciamo così io vi faccio lo sconto e nella busta vi infilo anche le chiavi del negozio. Così poi mi dite che sapore ha lavorare per benificenza.

7.

Le recensioni su facebook, su google, su twitter, su instagram, su pinco e su pallo, su caio e sempronio. E’ vero sono sul mercato, e la clientela mi giudica rispetto al servizio che offro. Ma a volte i tuttologi sono difficili da mandar giù, i giudizi offensivi, approssimativi e definitivi, dove tu hai messo tutto: faccia, cuore, anima, soldi ed energia. Si impara sbagliando, ma le conseguenze a volte sono molto pesanti da sostenere.

8.

Le richieste impossibili. Vorrei un libro con la copertina rosa. Mi hanno parlato bene di un libro che parla d’amore. Avete per caso un libro pubblicato nel 1908 in prima e unica edizione? Sapete dove posso trovare un libro simile a questo che non è questo? E’ troppo caro, è troppo poco caro. E’ troppo alto, è troppo basso ed è troppo grasso. Non si legge questa font, ma che brutta questa copertina. Non mi dite che vendete questo orrido libro. Non mi dite che non avete questo meraviglioso libro. Posso avere un pacchetto regalo dentro il pacchetto regalo? Mi può dare un altra busta che ho un altro libro a casa che vorrei regalare?

9.

La distanza fra le idee e la loro messa in pratica in Italia. Ok, mi è venuta un’idea meravigliosa, organizziamola! Chiamo il Comune e chiedo come si fa. Chiedo. Si. Ok, busta 5 nel settore 7, pago x e verso y, invio in busta chiusa con timbro a sangue. No vabbè dai facciamo un’altra cosa.

10.

Troppo amore per questo lavoro. E’ una cosa diffusa fra noi librai. E quando razionalità sovviene ti sussuri (manco troppo sussuri) ma chi cacchio me lo fa fare? Allora pensi di aver preso qualche droga ad un tratto della tua vita, devo aver perso il raziocino in un qualche frangente. Così ti guardi intorno. Certo alcune altre hanno mollato la presa. Altre decollano meglio e più di me. Altre ci riusciranno, basta guardarle negli occhi. Altre ridono di loro stesse e ridono di me e tanto basta per ricominciare a tessere i fili del nostro bellissimo e complicato lavoro. Come esseri umani. Incazzati, ridanciani, romantici, consapevoli, consapevoli ma non troppo, orgogliosi e tremendamente spericolati.
[ immagine: Chris Haughton ]