Siamo pronti. Siamo quasi pronti

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Con la ripresa delle attività scolastiche in gran parte d’Italia, molti di noi di fatto rientrano in quella quotidianità che a casa mia viene definita “a regime”: si riprende l’organizzazione folle e disperata della stagione invernale, si spera di non dimenticarsi i figli in qualche dove, si fanno schemi sul chi va a prendere chi cosa quando, si interpellano nonni, zii, il cane della vicina, affinchè tutto si riallinei in una quotidianità che sa di corso di sopravvivenza.

Abbiamo fatto riunioni al vertice con chiunque io e mio marito ma ogni tanto ci interpelliamo a vicenda con un “Ma allora chi porta T. da M e riprende P da L?” in un momento di panico misto a amensia mentre l’altro corre al frigo come si correrebbe davanti alla sibilla cumana in attesa di responso. Sì, perchè il frigo di casa è il muro “cercaassassino” di un distretto di polizia americano: puntine con mappe di città, programmi di palestre con la foto segnaletica dell’istruttore, delega di y da lasciare a x, non prima di aver recuperato anche il gruppo sanguigno e le analisi del sangue del delegato per il delegante, certificati di sana e robusta costituzione da consegnare in ogni dove, fosse anche all’alimentari sotto casa, per avere la certezza di un tozzo di pane (D “Ma servirà il certifcato?” – R “Mah, portatene una copia non si sa mai?”).

Festeggiamo l’inizio della scuola con benedicente ardore, incoraggiamo i nostri figli, mettiamo quelli più grandi in guardia senza creare situazioni di panico da allemediesistudiatanto a tidivertiraiunmondo. Per quelli più piccoli prepariamo gli zainetti neanche fosse la nuova religione di turno: nel nome del bicchierino e della tovaglietta e del cambio mutande, li accompagniamo fin sulla porta e pensiamo “è fatta!” e senti quel misto di orgoglio per tuo figlio che si infila nel mondo con tanto coraggio, e libertà, quella di prendere un caffè senza che qualcuno ti tiri dalla manica urlando in crisi isterica da shopping compulsivo “melocompri? dai me lo compri?” indicando la slot machine, con annesso ominio giocatore.

E poi mentre organizziamo, facciamo, costruiamo e distruggiamo abbiamo il tempo di inserire anche i buoni propositi, i “quest’anno col cavolo che…”
Il mio buon proposito di quest’anno è uno: non perdere il cavo caricabatterie del mio cellulare.
Va bene, vi sembrerà un piccolo proposito. Ma ho provato negli anni passati che cose come fare una dieta senza pari, andare in palestra almeno due volte a settimana, non diventare isterica con la madre isterica in libreria (“respira, Antonella, respira”), svegliarmi presto al mattino, saper dire di no, saper dire di sì etc etc, non hanno mai molto funzionato. Mi hanno deluso e mi sono autodelusa.
Perciò riparto dal caricabatterie del cellulare. Una cosa alla volta, un passo avanti l’altro.

In bocca al lupo alle mamme e ai papà e ai bambini per questo nuovo bellissimo ed entusiasmante anno!

Siamo pronti, siamo quasi pronti…