Amarsi attraverso i libri

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Sulla tangenziale di Roma all’altezza dell’uscita di San Lorenzo, una barriera jersey è stato utilizzata a messaggio per i popoli: “Amati”. Un po’ barocca la font, un cuore al posto della i, come si faceva da adolescenti sui diari.

Appena l’ho letto, nel mio martedì grigio di gennaio, ho pensato fosse una furba promozione di qualche impresa: àmati o amàti, semplicemente. Il mio cinismo ha avuto la meglio. Perchè era un messaggio a tal punto inusuale che l’ho trovato incredibile, esplosivo. Di solito è sempre un Roberto che ama una Anna, una Lucia che lovva Stefano e così via. Qualcuno ha un tal bisogno di confessarlo al proprio amato, che decide di confessarlo, a volte maldestramente, a tutti, urlandolo su qualche muro. Eh, sì che non ci facciamo più caso a questi messaggi. Al massimo li notiamo con fastidio se sono prossimi alle nostre case, come atti di vandalismo. E che si amino, magari sul muretto delle loro case!

E invece questo anonimo ha deciso che la cosa più importante da comunicare non era l’amore verso l’altro, ma primariamente l’amore verso sè stessi.
E’ una proposta coinvolgente in un martedì mattina grigio di lavoro. Ti senti chiamato in causa anche tu. Ti smuove un imperativo. La cosa più complessa del mondo: amarsi.
Insegnare a sè stessi la pazienza e l’amore per sè come misura di accettazione dei propri limiti e delle proprie forze. Cosa c’è di più complesso?
Dunque ho pensato: non solo come amare me stessa, ma come trasmettere questo amore per sè stessi ai miei figli. Non un innamoramento infatuato delle proprie possibilità, ma una profonda conoscenza del proprio io.

In effetti, spesso si crescono bambini con un ego smisurato. Bravo, bravo, bravo e bravo. Bello, bello, bello e bello (si direbbe a Roma “Bello de mamma”, “Bello de nonna”, con tutti i possibili gradi di parentela).
Tuttavia, questo non corrisponde a una piena accettazione di sè. Molto spesso questi bambini, confrontandosi con una realtà che chiede una perfezione a cui nessuno di noi può corrispondere, entrano in una crisi complessa.
Forse l’amore per sè può passare anche attraverso i libri. Leggere molto con i propri figli, non solo trasmette un senso di sicurezza e fa comprendere al bambino di essere amato. I libri insegnano prima di ogni cosa ad amarsi. Percorrere storie altrui, vedere il mondo attraverso gli occhi di altri, ascoltare gli altrui sbagli, i difetti, le corse verso le più incredibili vittorie e i più fantastici fallimenti (perchè anche un fallimento può essere fantastico) ci insegna che non è mai finita, che c’è una moltitudine di me e in questi molti me mi posso amare e prima conoscere.

Il libro non è sufficiente di per sè. Non risponde all’imperativo categorico del mio anonimo amico sulla tangenziale. Ma mi pare un buon inizio.