Librai per bambini: chi?

con Nessun commento

 

Di solito il nostro gruppo libraie va in trasferta almeno due/tre volte l’anno. Eventi, fiere, corsi.

Collochiamo l’innumerevole prole ai papà, ai nonni, ai parenti e alla chiunque vagamente inteso (“ho lasciato il figlio x alla vicina y, lo prende z e lo porta da q etc etc”), facciamo bagagli dell’ultimo minuto e poi scappiamo alla stazione.

Sul treno è tutto un parlottare, liberate dalla incombenze quotidiane si dialoga ininterrottamente fino a destinazione.

 

 

Ci conosciamo ormai. Non solo in ambito lavorativo ma anche come piccolo nucleo familiare temporaneo. C’è chi prepara la colazione, chi da la sveglia, chi improvvisa aperitivi patatine e birra, chi si butta in mutande sul letto, chi si infila nel bagno per un numero improvvido di ore (io…), chi si ruba la stanza singola (e sempre io ehm…) e chi si lamenta per le case mai di proprio gradimento (tranne l’ultima eh!), chi mangia sushi e guarda Netflix, chi trascina le altre in serate culinarie e chi si perde ogni 100 metri percorsi. Siamo noi, sempre le stesse da un numero lunghissimo di anni che ci conosciamo e ci vogliamo bene.

La cosa più incredibile però di questi viaggi non è ri-conoscersi fra di noi, ma avere la possibilità di ri-conoscersi fra gli altri.

 

 

 

 

Magari quelli di un nostro corso Aprire un libreria per bambini. Come da foto, 17 sconosciuti seduti al bar di Lucio a raccontarsi della propria vita. E’ arrivato il momento, dice qualcuno. Vorrei approfittare di questo periodo, mi racconta qualcun’altro. E poi storie di percorsi personali a ostacoli tra le vicende collettive e individuali, raccontate con passione, accomunate dalla voglia di cambiamento.

Un pranzo fra perfetti sconosciuti a mangiar conchiglie alla messinese e insalata d’arance e a parlare della propria vita e del futuro.

E poi c’è la poltrona gialla di Punta alla luna, il chiosco di Giacomo con gli spritz, i semi di rinnovamento piantati nelle silhouette di foglie dipinte sul marciapiede, che ci raccontano la volontà ferma di Francesca e Mattia di immaginare che un altro quartiere, un’altra strada, un’altra vita più vicina alle cose vere e importanti, è possibile.

Ritorniamo cariche di gentilezza, di curiosità, di voglia di fare.

Non si cambia facendo i librai, si resta sempre se stessi in un altro ruolo. Per dire che se sei una persona scontrosa o saccente, sarai un pessimo libraio, antipatico e ostico ai più. La nostra libreria racconta di noi, di come siamo e anche un po’ di chi siamo stati e vorremmo essere e ogni volta riconoscersi nelle librerie degli altri è un’emozione, ci restituisce un senso di comunità, un’empatia che in fondo è quello che tutti stiamo cercando.