Librerie per bambini: come? Ovvero i libri sono esseri gentili

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Spesso le domande che ci pongono durante il corso è dove aprire una libreria, quanto guadagno, se guadagno (!), quanto costa etc etc.
In pochissimi, si interessano invece ad uno degli elementi fondamentali di un’attività come la nostra: come deve essere allestita una libreria per bambini?
Chiaramente, piena di libri belli. E va bene. Lo sappiamo. Chiaramente, piena di bellissimi giochi. E va bene. Lo abbiamo dedotto.
Ma nessuno pensa che una libreria per bambini deve essere anche bella.

Bella nella declinazione di accogliente. I bambini devono potersi sentire a casa, le mamme devono poter pensare “Mi posso finalmente sedere un secondo”.
Spesso si pensa che si saprà come arredarla. Anzi guarda, mi dicono al corso, me la immagino già. Ebbene, ne sono convinta. Ma il concetto di accoglienza (di cui tanto sentiamo parlare da qualche politico -?- in termini vezzeggiativi, negativi come fatto ripugnante e poco conveniente) è invece elemento fondamentale per una attività imprenditoriale come la nostra.

Accoglienza vuole dire prima di tutto accogliere tutti. Non è che siccome hai il naso a patata o sei basso o sei grasso o sei antipatico o non leggi o hai le mani unte, allora, per piacere, esci dalla mia libreria. Dobbiamo poter creare una semplice situazione di gentilezza.
Ma questo messaggio non possiamo dirlo affacciandoci in strada con un cartello in mano urlando “venite, entrate tutti, siamo gentili! I libri sono gentili!”
Il nostro messaggio deve essere palese e sincero senza che si abbia necessità di urlarlo.

 

 

E allora come scegliamo di immaginare la nostra libreria detterà o meno questo messaggio.
Un paio di anni fa, Amazon ha aperto una libreria fisica a New York, dopo aver inaugurato già altri punti vendita di minore importanza. Tuttavia, Amazon Books viene considerata da chi l’ha visitata funzionale ma fredda: i libri proposti sono selezionati solo grazie al ratings di Amazon on line e la libreria sembra un reparto di elettronica, così l’esperimento non sembra funzionare benissimo. Come mai?
Forse la risposta è che chi decide di varcare ancora la soglia di una libreria è perchè in essa trova calore e umanità e forse un buon consiglio oltre che una lista (abbastanza secondaria) di best seller.

L’idea di andare in libreria invece di scegliere la praticità di Amazon è quella di sperimentare un modo diverso di acquistare libri, è una scelta prima di tutto di trascorrere un tempo diverso e di avere un’occasione di sentirsi accolti e ricevere delle premure.

Spazi pensati per le persone che accogliamo non per noi librai. Non stiamo arredando la nostra casa. La libreria è uno spazio fatto e pensato per altri e gli altri sono bambini che, anche se molto piccoli, devono poter raggiungere i libri, per le mamme che devono avere la possibilità di allattare il proprio bambino o di cambiare un pannolino con la giusta privacy. Costruire un luogo che sia misura di bambino, non vuol dire gestire un gonfiabile, ma fornire per lui e per la sua famiglia, la necessaria accoglienza perchè possano sentirsi a loro agio nella scelta di un piccolo compagno di vita: un libro e/o un giocattolo educativo.

Per noi questo vuol dire accoglienza: gestire uno luogo, ma saperlo in fondo non nostro, condividerlo e prepararlo per quelli per cui lo abbiamo pensato. Che questo pensiero per i bambini possa anche essere un gesto politico: l’accoglienza è un atto di gentilezza che ha una convenienza per sè prima che per gli altri.

Così in un progetto di libreria non dovrebbe mai mancare la domanda su come possa la mia libreria essere obiettivamente accogliente, oltre che con la mia graziosa presenza fisica e con uno sguardo molto profondo (forse a luglio e a fine giornata, un po’ di meno, ammettiamolo!) devo progettare un luogo che sussuri “Ehi, pssstt, aspettavo proprio te. Sono contenta di vederti”.

Di questa e di tante altre cose parleremo in autunno nel corso di due appuntamenti in cui spieghiamo come aprire una libreria per bambini. Tutti i dettagli sono qui.