Cinque proposte operative per salvare le librerie in Italia

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L’apertura improvvisa e a per certi versi incredibile decretata in questi giorni dal Governo Conte, ci ha dato modo di riflettere ancora una volta su quanto sia complesso oggi il ruolo del libraio, in bilico fra un idealista romanticone e un piccolo imprenditore che, ha come molti in Italia oggi, la preoccupazione di come la propria attività è già stata e verrà ancora stravolta dalla pandemia.

È vero che molti pensano ad un ossimoro nel considerare un libraio anche un imprenditore. “Ma come, si diranno molti – un imprenditore non è uno che ha intenzione prima di ogni cosa di capitalizzare l’investimento, di produrre ricchezza?” Invece un libraio lo sa, nel momento stesso in cui tira su la serranda e dà vita alla propria libreria, che non diventerà ricco. Ricco di libri sì magari. Ricco di sorrisi, ringraziamenti, e affetto certamente, ma non di soldi.

Per questo, come ho sentito dire, “i libri curano l’anima” e noi librai di oggi siamo chiamati a curar l’anima degli italiani, tanto afflitta da questa pandemia. Poi come questi italiani ancora barricati in casa per decreto fino al 3 maggio, possano arrivare in libreria è cosa difficile da spiegare. Come possano scegliere un libro, se devono affrettarsi a tornare a casa, come possano scambiare due parole con il libraio di fiducia se devono evitare contatti sociali è cosa difficile da capire.

Così, teoricamente dovremmo curare anime con i libri, ma dovremmo comportarci come in un supermercato e attendere a distanza garantita che qualcuno scelga un libro con cui guarire a casa propria.

Non si comprende con questo decreto, che il problema grande delle librerie, di quelle indipendenti in particolare, è che sono fatte per essere luoghi dove incontrarsi in cui più che curar anime le incontriamo, ci parliamo, condividiamo momenti, eventi, sorrisi. Cosa ne rimarrà di tutto questo? Questa parte fondamentale del nostro lavoro rappresenta anche un elemento del nostro fatturato, una maniera per far entrare quel pubblico, anche di non lettori e avvicinarlo alla lettura.

Le librerie non sono supermercati. Non si entra solo per acquistare. E così, ancora una volta, la politica si dimostra miope di fronte ad una crisi di settore epocale. Mette una toppa rendendoci cavie da laboratorio per arginare l’emorragia economica del sistema culturale.

Ebbene, dirà qualcuno, non vi andava bene chiudere, non vi va bene aprire, non siete degli imprenditori, siete dei perdigiorno che non hanno voglia di tornare a lavorare!

Eccoci, ci risiamo il vecchio luogo comune del libraio che trascorre il tempo nell’attesa che qualcosa accada. Così ho pensato, come potrebbe aiutarci oggi questo Stato?
Facciamo che io sogno e voi mi lasciate sognare. Oppure facciamo che queste siano proposte concrete, che forse avrebbero più senso di un “Forza su alzate la serranda!” completamente deregolamentato.

1)La lettura a scuola
La scuola è per molti bambini e ragazzi uno dei pochi luoghi in cui entrano a contatto con il libro. Non solo il libro di testo, ma anche il libro di lettura. Finalmente c’è una legge sul libro che ha un articolo (il 5) interamente dedicato alla scuola, alla formazione di insegnanti e alla istituzione della biblioteca scolastica. Che potrebbe avvalersi anche dell’esercizio di quella norma sulla “adozione alternativa al libro di testo” sconosciuta ai più e ignorata.

Le librerie dovrebbero sulla lettura e i libri a scuola dovrebbero avere un ruolo fondamentale, essere sponda delle scuole e attivare una collaborazione che andrebbe incentivata sia per il bene delle librerie che della scuola, ma soprattutto per il bene dei bambini e dei ragazzi che potranno crescere lettori, essere abituati ai libri.

Un’idea praticabile potrebbe essere quella che dalla scuola dell’infanzia, addirittura dal nido, ogni bambino abbia un buono libro da spendere nelle librerie indipendenti per poter acquistare un libro diverso dal libro di testo. Il buono, di importo piccolo, anche di 13/15 euro, potrebbe essere usato per comprare il libro scelto dall’insegnante in accordo con il libraio: frutto di un lavoro sinergico, di collaborazione.

Infatti seppur molte e molti insegnanti lavorano già da tempo in questa direzione, ponendo la lettura al centro dell’attività didattica, la spesa resta sempre a carico delle famiglie che a volte malvolentieri procedono all’acquisto. E la lettura resta fatto “extrascolastico”, qualcosa in più da sommare al resto. Non ha piena cittadinanza dentro la scuola.

Avere la possibilità di acquistare un libro e di poterlo fare solo nelle librerie sarebbe un incentivo alla lettura e un sostegno alle librerie stesse. Che potrebbero svolgere il ruolo che a loro compete: quello di selezionare e proporre libri, incontri, stabilire legami con le case editrici e con gli autori.

Questo non è assistenzialismo, ma è una buona prassi oltre che un piccolo seme rivoluzionario. I bambini e i ragazzi verrebbero a contatto con autori, editori, librai e li penserebbero non come chimere o come vecchiume, ma li conoscerebbero come persone a cui possono fare riferimento e scoprirebbero le librerie come luoghi dove poter trovare consigli e occasioni di relazione, incontri.

Pensate ora – a scuole chiuse – quanto sarebbe utile una simile relazione con librai e libraie, inoltre sarebbe per i bambini e i ragazzi un momento di conversazione a distanza con i loro compagni e le loro insegnanti che, questo sì, potrebbe curare l’anima.

2) Il ruolo delle biblioteche. Le biblioteche statali attualmente comprano i libri dal miglior offerente, senza badare se sia libraio, grossista o distributore. È necessario invece che le biblioteche acquistino non solo dalle librerie, ma che dai librai si facciano consigliare ed orientare. Più che un semplice acquisto di libri, le biblioteche dovrebbero acquistare progetti di rifornimento della biblioteca. Bisognerebbe valutare la validità della proposta e non alla percentuale di sconto. Il rapporto fra biblioteca e libreria non dovrebbe essere di semplice compravendita a delle condizioni a volte impossibili da sostenere per la stessa libreria, ma dovrebbe essere fatto di uno scambio continuo e costruttivo di professionalità.

3)  Il nuovo e-commerce e il nodo delle spese di spedizione
Molti di noi, in questo periodo di chiusura forzata, si sono organizzati con iniziative quali “Libridaasporto” o “Libri con le ali” o libri a domicilio, dove potevano.

Queste iniziative hanno messo in risalto due fattori importanti.

Il primo è che anche telefonicamente, per mail, via WhatsApp molti librai hanno continuato a suggerire i libri, a offrire consigli, e le persone anche in questo caso hanno riconosciuto a noi librai una competenza tale da poterli aiutare nella scelta di una lettura, in questo momento di grande spaesamento.

Le seconda, è che tutte queste iniziative hanno comportato in molti casi l’azzeramento delle spese di spedizione per il libraio e per il cliente. Gli editori e i distributori hanno partecipato attivamente e collaborato economicamente. Questo ha consentito in parte il successo dell’iniziativa.

Un nuovo modo di fare e-commerce sembra venir fuori da questa crisi. Un e-commerce dal volto umano, quello del tuo libraio di fiducia. E, fino a quando il coronavirus continuerà e condizionare le nostre vite e la nostra libertà di muoverci, incentivare questa digitalizzazione delle vendite è fondamentale. Perdiamo una parte dei profitti – quella che proviene dall’incontro reale e concreto – ma potremmo guadagnarne un’altra imparando a fare i librai a distanza, senza perdere il contatto umano.

Il nodo però centrale restano le spese di spedizione. Per poter competere con i principali concorrenti presenti sul mercato dovremmo abbattere necessariamente questa parte della spesa. Esiste in Italia il Piego di libro, sostanzialmente la possibilità di spedire libri e stampe ad un costo contenuto. Ma la tariffa base, in verità molto bassa, non consente di tracciare il pacco. Potremmo quindi spedirlo senza sapere se arriverà e quando. Forse lo Stato, che di fatto detiene ancora la maggioranza di Poste, e quindi anche del principale spedizioniere italiano, dovrebbe consentirci di utilizzare spedizioni tracciate ad un costo più basso. Semplice: spediamo libri, fateceli spedire in maniera rapida, sicura e anche economica.

 

4) Gli incentivi alle librerie
Nell’ultima legge sul libro si parla di incentivi per le librerie, agevolazioni fiscali come già in passato è stato fatto. Poche librerie però ne hanno usufruito. E perché? Perché la quota percentuale di fatturato nella vendita dei libri richiesta per poter avere queste agevolazioni è evidentemente troppo alta, rispetto alla dura realtà. Molte librerie, quelle che rimangono in piedi e che non hanno economie di scala nell’acquisto delle forniture o margini (noi librai lo chiamiamo sconto) elevati nella vendita dei libri, per stare sul mercato devono necessariamente fare anche altro. Ecco allora gli eventi, ecco la vendita di prodotti vicini al libro. Questo non vuole dire né che queste librerie siano locali per eventi né che siano cartolerie o negozi di giocattoli. Vuol dire che c’è la necessità di stare sul mercato. Si tratta quindi di librerie, che hanno bisogno di essere altro. Da qui la necessità di abbassare quella quota di fatturato in libri per poter accedere alle agevolazioni fiscali: che sia una quota realistica, che sia davvero fatta per le librerie che oggi sono presenti in Italia. O anche si potrebbe semplicemente pensare di poter avere detrazioni in misura pari al fatturato in libri?

 

5) Gli affitti e i locali commerciali
 Il comune dove ha sede la nostra libreria, credo come molti altri in Italia, ha in dotazione nel suo patrimonio dei negozi di categoria C1. Spesso questi negozi vanno a bando e possono essere affittati da imprese private. Si potrebbe pensare che alcuni di questi negozi vengano riservati per le attività di libreria indipendente. Tuttavia, non riservare il più piccolo e il più sperduto, ma i migliori, quelli su strade di alta percorrenza, in una condizione non di fatiscenza e dare un affitto calmierato e sostenibile.

Questo consentirebbe alle librerie di poter essere finalmente visibili, invece di dover scegliere sempre strade periferiche per poter sostenere l’affitto. Inoltre, si potrebbero prevedere degli incentivi ai proprietari di locali che li affittano alle librerie mantenendo una provvigione bloccata o all’interno di determinati parametri economici.

E tutto ciò non sarebbe assistenzialismo, ma incentivo ad un’attività che si ritiene a tal punto importante da poter curare l’anima.

 

Ecco, queste sono cinque proposte molto semplici, quasi ridicole, che potrebbero semplificare la strada a molti di noi, renderci forti di uno Stato che crede davvero nella nostra indispensabile presenza, che ci reputa fondamentali a tal punto da farci riaprire in un momento così convulso per il nostro Paese.

Parte di queste proposte sono divenute elemento di condivisione con le librerie del Circuito Cleio. Il manifesto delle librerie Cleio è qui