5 domande a Giorgia Atzeni


Giorgia Atzeni è una giovane illustratrice sarda dal tratto inconfondibile. Collabora con la libreria Tuttestorie di Cagliari, studia il rapporto tra letteratura e immagini nel XV secolo e sogna di illustrare… Cappuccetto Rosso (!) Ha pubblicato i suoi lavori con Salani, Giunti e il Castoro. E una volta anche sull’Unità. Alla sua produzione non mancano delle splendide mattonelle colorate.

Quando è iniziata la tua attività di illustratrice?
La mia attività di “scarabocchiona” è iniziata a 4 anni, quella di “illustratrice” intorno alla fine del Novecento – che detto così sembra che abbia vissuto un secolo intero – ma era certamente il 1998/99 quando ho avuto le primissime richieste di pubblicazione dei miei disegni su alcune riviste a fumetti sarde (Indaco, curato da Ignazio Fulghesu, inserto in b/n su Gruppo Misto). Devo dire che sono stata molto incoraggiata a insistere, sebbene mi avviassi alla classica laurea in lettere moderne con l’indirizzo storico- artistico, dalla mitiche libraie cagliaritane Claudia Urgu, Cristina e Manuela Fiori di Tuttestorie, che mi hanno coinvolta in alcuni interessanti progetti editoriali per approdare, nel 2003, alla prima collaborazione con Salani editore (Radiolisa di Cinzia Zungolo).

Chi sono i tuoi illustratori preferiti?
Vado per liste: la prima è tutta al femminile. Adoro lo stile, che oserei dire “garbatamente impertinente” e “fortissimo” di Vittoria Facchini, Anna Laura Cantone e Francesca Ghermandi, i colori – oltre che l’ironia – di Chiara Rapaccini, la dolcezza delle forme di Chiara Carrer, Beatrice Alemagna e Pia Valentinis (una cara amica e concittadina acquisita!), la forza pittorica di Maja Celija e Cristiana Cerretti, la sintesi di Marjanne Satrapi. Mi piace moltissimo anche lo stile minimal-giapponese di Takako Matsuoka, forse poco nota al pubblico italiano. A questi nomi aggiungerei Serge Bloch e Gek Tessaro e, non ultima, tutta la produzione di Munari illustratore in coppia con Rodari. Fuori sezione: un menzione speciale va a Basquiat e Jean Dubuffet, che venero da tutta una vita.

Qual è la storia che vorresti tanto illustrare?
Non so perché, ma il classico dei classici: Cappuccetto rosso.

Cosa consigli a chi vuole diventare illustratore?
Consiglio ai più di non fare come me. Crescendo sono diventata un po’ pigra quando si tratta di disegnare. Ci vuole pazienza e concentrazione. Sostanzialmente, io non sto mai ferma: mi imbarco in mille progetti e idee, che esulano dal mondo propriamente legato alla produzione artistica e editoriale: infatti, da dieci anni porto avanti seriamente anche le mie indagini scientifiche circa i vari aspetti del libro a stampa illustrato antico, moderno e contemporaneo. Applicazione e osservazione sono f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-i per chi voglia accrescere la sua cultura visiva (cosa che non trascuro pressochè mai!) e desideri trovare la sua “cifra stilistica”. É necessario dedicare ore ed ore alla pratica disegnativa per rintracciare quel tratto distintivo che ti faccia emergere nel magico mondo degli “artisti della matita”.

A cosa stai lavorando in questo momento?
Attualmente non vado proprio a interpretare il ruolo dell’illustratore in quanto, a seguito di un Dottorato in Letteratura comparata conseguito lo scorso anno, sto lavorando a un progetto di ricerca su letteratura e immagine in tipografia nei secoli XV e XVI, finanziato dalla Regione Sardegna, insieme a una collega, Barbara Cadeddu. Mi pongo di fronte alle vignette illustrate a margine del testo con un approccio diverso da quello di chi deve eseguire o interpretare visivamente la scrittura: quello dell’osservatore e studioso dell’incisione antica. Mi interessano tutti i materiali a stampa illustrati, a partire dal Quattrocento, che fino ad oggi non sono ancora stati considerati per il loro oggettivo valore di immagine artistica. Sono convinta, infatti, che le raffigurazioni impresse a corredo del testo letterario, le illustrazioni integrino la parola e diano un valore aggiunto alla scrittura, rendendo unica la pagina letteraria. Questo progetto mi impegnerà a tutto tondo per due anni. Spero che vi siano nuove occasioni, magari per relizzare un libro tutto mio, perché, come dice Giovanna Zoboli di Topipittori: “Gli illustratori sono ossessionati dall’idea di scrivere i loro libri”. Chissà se mai ci riuscirò!

sito: www.giorgiatzeni.it
blog: http://www.giorgiatzeni.it/Blog/Blog.html

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