Al super cappa e spada e in libreria pure



E’ vero. Lo ammetto. Sono sempre stata molto scettica nei confronti di tutto il mondo del biologico, del naturale, del “attenta a quello che mangi”, “attento a quello che indossi”, “attento a quale mezzo usi per muoverti”, “attento-attento-attento”, insomma attento.
Si finisce con cappa e spada al supermercato, alla ricerca di etichette, raccomandazioni, esternazioni e precisazioni dei produttori. Si finisce con sensi di colpa davanti al raccoglitore della raccolta differenziata, convinti che se il mondo non si salverà sarà proprio per colpa di quel tuo barattoletto dello yogurt gettato nel bidone sbagliato.
Evidentemente perdo la pazienza nella cernita e, benchè ci metta tutta la volontà nella ricerca di una vita sana e nella costruzione di un futuro decentemente sostenibile per me e la mia famiglia, ammetto a volte di sbuffare (non troppo di nascosto) di fronte ai patiti del bio e agli accaniti patologici del cotone biodegradabile. Lo faccio forse per scetticismo di fronte a tutti i radicalismi a rsichio di diventare parossismi, forse per un’incapacità di comprendere fino in fondo scelte tanto totalizzanti.

Eppure come libraia vorrei aggiungere, per chi lo fa, un altro allerta alla lunga lista di chi a quegli allerta fortunamente fa anche un po caso. Ma anche per chi, come me, ama semplicemente i libri e l’arte vivace di farli.
L’arte di produrre un libro non consiste esclusivamente nel raccontare una bella storia, abbinare affascinanti illustrazioni, scegliere una copertina che lo renda accattivante anche da chiuso.
La vita di un libro è fatta di talmente tanti piccoli passaggi di costruzione, lavoro, amore per chi quei libri li pubblica che credo, un attento consumatore, dovrebbe notare anche dove quel libro è nato.
La fattura di un libro è importante quasi quanto il suo contenuto: acquistare un libro stampato in Italia, garantendo (quasi sempre) un ottimo lavoro, curando nei dettagli il prodotto dall’inchiostro allo spessore della pagina, dal carattere fino alle illustrazioni, non solo ci permette di avere in mano qualcosa di unico, ma consente la sopravvivenza dei nostri tipografi, che difficilmente riescono a competere con i costi bassissimi del made in China.

Basta guardare l’ultima pagina, per scoprire dove quella storia è nata e da quali mani è stata fatta, basta guardare l’ultima pagine per scoprire il finale di una piccola storia di coraggio. Non sto lanciando una campagna per boicottare i libri made in China: anche in questo caso sono convinta che sia una questione di consapevolezza, piuttosto che di estremismi: tra acquistare un libro di pessima fattura, con orribili disegni, mal scritto e mal tradotto, mal impaginato, con inchistro mediocre, carta leggerissima e acquistare un libro raro esistono una serie di possibilità che il libero mercato permette a un consumatore attento di valutare. Credo che, come in ogni settore merceologico, anche per i libri bisogna saper scegliere e avere la capacità di capire cosa si sta comprando e quanto vale ciò che si sta acquistando. Ma, soprattutto, sono convinta che sostenere quelle case editrici che scelgono ancora di stampare in Italia, compiendo una scelta, in questi tempi difficili, complessa, in controtendenza e – diciamo tutta la verità – economicamente svantaggiosa sia un atto semplice, spesso per voi ugualmente conveniente, ma che rende bene l’idea di cittadinanza attiva.

Basta guardare l’ultima pagina per scoprire il finale di una piccola storia di coraggio.

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One thought on “Al super cappa e spada e in libreria pure

  1. Brava libraia “contra libros deformes”.
    Ottimo spunto di riflessione per chi compra, chi vende e chi produce libri per bambini.
    In questo campo, proprio come nell’alimentazione, i fattori da considerare per una scelta consapevole sono infiniti e una valutazione seria richiederebbe competenze che perfino molti editori non hanno.
    Ma credo che l’accuratezza nella produzione sia percepibile istintivamente, pensando anche all’uso a cui il libro è destinato.
    Pensate al libro in mano a un bambino, a quello che ci potrà e ci vorrà fare, incluso scarabocchiarlo, usarlo come garage per le automobiline o tenda canadese per la sua bambola, cuscino per la notte o vassoio per la merenda.
    Allo stesso modo, si dovrebbero valutare anche testi e illustrazioni sulla base di principi analoghi. Posso suggerirne uno?
    Se non interessa e non affascina voi, perché dovrebbe interessare e affascinare i vostri figli?

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