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Io, Qinuq


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Io, Qinuq
di Davide Calì – ill. Leire Salaberria
Kite Edizioni – p.32 – e.16

A casa mia c’è un dibattito che va avanti già da un po’. Il grandicello barbuto che attacca le mensole sostiene che i pargoli arrivino dallo spazio; la piccoletta – riportando l’indottrinamento della nonna – è convinta che li mandi Iddio; io, che sono l’unica che li ha portati tra la milza e la cistifellea, sentenzio che vengono dalla mia pancia! Qualunque sia la loro origine, approdano sulla Terra come degli extraterrestri: parlano lingue sconosciute; osservano, esplorano e tutto gli è nuovo; inizialmente sono restii a dare confidenza, ma poi pian pianino imparano usi, costumi e difetti del nostro pianeta.

Certamente Qinuq viene dallo spazio. Dà nomi (buffissimi) alle cose che vede, scopre, impara, apprezza, ma non smettere di amare il pianeta da cui proviene. Edito da Kite, scritto da Davide Calì e illustrato dalla spagnola Leile Salaberria, questo nuovissimo albo sono convinta sarà una spassosissima lettura per i bambini, freschi o stagionati esploratori della Terra. Troveranno divertenti i nomi delle cose, scopriranno un punto di vista originale sul mondo e forse verrà loro un pizzico di nostalgia del posto – quale che sia – da dove sono venuti…

Mi piace anche l’acqua che cade.
L’acqua che cade fa pensare. Pensare di essere piccoli.
Perché quando si guarda l’acqua che cade da lassù, col
naso verso il cielo,
si vede che il cielo è grande.
Se uno non lo guarda non si accorge di essere piccolo.

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